domenica 1 aprile 2007

La via dei simboli

Ecco il mio commento a 'La via dei simboli'

Oggi necessariamente si percorre la via dei simboli, per lo meno sul piano della comunicazione, dato che i nuovi linguaggi sono altamente simbolici. I passaggi in questo modo si accorciano e le barriere linguistiche si abbattono.

Viene spontaneo chiedersi quale sia il legame tra i nuovi livelli comunicativi e l’architettura, che non può certamente ignorare i cambiamenti.

Il funzionalismo forse non è mai andato in crisi, perché non è mai stato negato totalmente. Esso è oggi superato non nel senso che l’edificio progettato non debba assolvere funzioni, ma per il fatto che la funzionalità è stata totalmente inglobata, assorbita, data per scontata: nella stessa parola ‘architettura’ è già inclusa quella di ‘funzione’. Così come, ovviamente, quella di ‘forma’.

Ma c’è un quid in più che caratterizza l’architettura dell’era informatica, dettato appunto dalla nuova comunicazione.

L’opera architettonica deve comunicare.

Ma cosa?

Sta qui il nocciolo della questione.

Ogni lavoro, frutto di coscienziose analisi, è dettato dal luogo, dal suo rapporto con la città, dal volerne essere un simbolo; esso deve dirci chi è, cosa rappresenta, a quale realtà appartiene. Non esisteranno più movimenti, avanguardie o scuole di pensiero a dettare le regole. Ma sarà l’ambiente in senso esteso: l’architettura si lega al luogo, ai suoi abitanti, ai mille fattori che confluiscono in una città e, soprattutto, li esprime in maniera visibile.

Voglio interpretare quel ‘nuovo monumentalismo’ che ha trasformato il Guggenheim di Bilbao in una cattedrale in questo senso.

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